Veronesi all crazy!

Veronesi all crazy!

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Veronesi tuti mati! Veronesi tutti matti è un motto preso da una celebre filastrocca dialettale che caratterizza gli abitanti di Verona. Poche parole in cui orgogliosamente e simpaticamente i Veronesi si riconoscono e che probabilmente hanno un’origine non proprio divertente e legata alla malattia dei poveri, la pellagra, diffusa tra i contadini che si alimentavano esclusivamente di polenta, i cui sintomi portavano tra l’altro alla demenza e alla pazzia. Oggi invece l’accezione è tutta orientata a rappresentare lo spirito goliardico, dissacrante e scherzoso dei cittadini.

Sarà un caso, ma i rappresentanti più illustri di Verona, San Zeno e Cangrande Della Scala, quasi a voler confermare l’anima gioiosa della Città, sono immortalati in due celebri statue nell’atto di sorridere! Caratteristica se non altro molto rara nel panorama artistico, nel quale solitamente i soggetti sono rappresentati in ben altra espressione.

Per vedere di persona le due opere non vi resta quindi che seguire una semplice passeggiata lungo le “Regaste” e cioè il suggestivo tratto di lungo fiume che collega Castelvecchio con il cuore del quartiere San Zeno (entrambi tra le 10 cose da vedere a Verona, come suggerisce Cristian).

Partiamo da Castelvecchio. Visibile dal cortile (nell’angolo verso il ponte), ma ancor meglio dal percorso di visita interno, si trova l’originale della statua equestre del più famoso Signore di Verona, nella collocazione datale nel 1964 dal celebre Architetto Carlo Scarpa, che curò il restauro dell’intero edificio e dell’allestimento museale. Il posizionamento originale era sopra la tomba presso le Arche Scaligere, ma il deterioramento causato dalle condizioni atmosferiche ha suggerito un’esposizione più riparata, ed oggi nel sito di Santa Maria Antica è esposta una copia.

cangrande

Cangrande I, nato Can Francesco, raffigurato nei sogni della madre prima della nascita come un cane che col potente abbaiare svegliava il mondo, guidò la Signoria di Verona dal 1311 al 1329, estendendo al massimo i confini del dominio Scaligero. La nuova cinta muraria che creò a difesa della città, delineò il perimetro difensivo cittadino (ed espansivo) nei secoli a seguire, come testimoniano i successivi interventi Veneziani ed Austriaci sulla cinta magistrale, con il chiaro scopo di rappresentare Verona come capitale di un nuovo e ampio dominio territoriale. Fu “Grande” non solo per i meriti militari e politici ma anche per la figura alta ed imponente.

Salutate, naturalmente con un sorriso, il Signore e dirigetevi ora lungo le Regaste in direzione del capolavoro di arte romanica rappresentata dalla Basilica di San Zeno, per incontrare “San Zen che ride”, nome che dice tutto sulla caratteristica della statua in marmo.

San Zeno, Patrono cittadino di origine africana, consacrato ottavo Vescovo di Verona l’8 dicembre del 362, fu organizzatore della Diocesi e a tutti gli effetti rappresentante delle tradizioni cristiane Veronesi. Tra i Padri della Chiesa per l’insieme della sua attività religiosa è celebre per i suoi 93 discorsi (o “trattati”). Il pesce che pende dalla Pastorale rappresenta, oltre la simbologia cristiana del pescatore d’anime, la semplicità con cui condusse la sua vita, tanto da procurare da sè in Adige il proprio pasto (altra piccola curiosità: nella Chiesa di San Zeno in Organo sulle Regaste è visibile il grande sasso su cui sedeva secondo la tradizione il Vescovo Moro durante la pesca). Per ricevere il sorriso e la benedizione del Patrono, dovrete salire nella parte alta della Basilica verso la piccola abside di sinistra.

san_zeno

E così tira, mòla e tampèla (usando un altro celebre modo di dire dialettale) abbiamo concluso il percorso che conduce forse alle radici più profonde della cultura e dei simboli che legano tutti i Veronesi, i quali con il sorriso  accoglieranno tutti coloro che vorranno condividere un po’ di sana pazzia cittadina.

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