Dipinti, sculture e molto altro: il Museo di Castelvecchio

Dipinti, sculture e molto altro: il Museo di Castelvecchio

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Il Museo Civico di Castelvecchio espone importanti collezioni di arte medievale, rinascimentale e moderna (fino al XVIII secolo).
Il complesso si trova in Corso Castelvecchio n. 2, nella parte a ovest della città antica. Per chi volesse raggiungere direttamente Castelvecchio, i parcheggi più vicini sono quelli in zona San Zeno e in zona Arsenale. Per ogni informazione sulle possibilità di spostamento in città vi rimando in ogni caso a quanto scritto in merito qui.

Una volta giunti al Museo ci si potrà immergere in uno spazio espositivo composto da:

  • 29 sale di esposizioni
  • 622 opere esposte
  • mostre specializzate: monete e medaglie, disegni, stampe e lastre fotografiche

In deposito sono inoltre conservati 2.500 dipinti, circa 500 sculture e bronzi, circa 800 mobili e arti decorative, 300 armi e una collezione etnografica di 200 pezzi.

Il castello fu costruito tra il 1354 e il 1356 da Cangrande II della Scala per avere un nucleo fortificato di controllo sull’Adige in corrispondenza dell’accesso settentrionale alla città.
Difeso a nord dal fiume Adige, il castello venne eretto su un preesistente fortilizio di epoca romana e una chiesa medievale.
Il castello è costituito dalla piazza d’armi ad est, cinta da alte mura merlate e contornate da 7 torri tra cui il Mastio alto 42 metri e la Reggia residenziale a ovest.

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Il cortile interno di Castelvecchio

Il complesso è completato da un ponte a tre arcate che attraversa l’Adige e collega il castello alla riva sinistra, dove si trovava la località detta Campagnola.

Durante il periodo della Serenissima Repubblica di Venezia (1409-1797), il castello venne adibito caserma e quindi a polveriera.

Subì diversi danni durante il secondo conflitto mondiale, il ponte scaligero fu fatto esplodere dai tedeschi in fuga dalla città alla fine della guerra.

Il restauro, che lo ha trasformato definitivamente in Museo cittadino, è iniziato alla fine degli anni ’50 e ha visto la collaborazione tra il direttore dell’epoca, Licisco Magagnato, e l’architetto veneziano Carlo Scarpa.

Il nucleo iniziale delle collezioni consiste in circa duecento opere di antica proprietà comunale ed ecclesiastica.
A queste presto si aggiunsero marmi, oggetti antichi e medaglie. La prima importante donazione di dipinti privati, quella dei conti Alessandro e Giulio Pompei, portò con sé anche il cinquecentesco palazzo alla Vittoria. L’opera di Michele Sanmicheli costituì anche la prima sede del Museo veronese inaugurato ufficialmente nel 1857.
Successivamente vennero acquisite le raccolte di due esponenti di primo piano della borghesia cittadina, Cesare Bernasconi (1869) e più tardi Andrea Monga (1904 e 1911). All’arrivo di nuovi doni, segue l’acquisto del ritratto di Pase Guarienti (1858) e delle collezioni naturalistiche di Abramo Massalongo (1863).
Almeno fino agli anni trenta del Novecento si susseguono con ritmo regolare doni e lasciti in gran numero (Orti Manara, Lazise-Gazzola, il ripostiglio numismatico della Venèra, Alessandri, Buri, Antonio Pompei, Camploy, Zannoni, Grossule, Balladoro, Messedaglia, Canossa, Da Prato, Forti, Dall’Oca).
Vengono effettuati anche sporadici acquisti e continui recuperi di quanto le calamità naturali, come l’inondazione dell’Adige del 1882 e le trasformazioni architettoniche e urbanistiche, espellono dal tessuto della città.
La crescita della collezione man mano si arresta, ma mantiene una sua vitalità, espressa da lasciti e doni come quelli Gazzola (1956) e Cuppini (1992), fino ai recentissimi Sirena, Prati, Dal Forno, Romanin Jacur, Dorio, Vettore, Gallo, nonché dagli acquisti dell’Associazione Amici di Castelvecchio e dei Civici Musei d’Arte di Verona, della Banca Popolare e della Fondazione Cariverona.

L’itinerario inizia con la prima sala è dominata dall’arca dei Santi Sergio e Bacco. Di epoca romanica è proveniente dal Monastero di San Silvestro (Nogara) e decorata con bassorilievi.
Successivamente fanno seguito tre sale dedicate alla scultura veronese del trecento, con una serie di grandi statue in tufo provenienti da chiese cittadine, attribuite al “Maestro di Santa Anastasia”. Le opere rappresentano san Bartolomeo, santa Marta, santa Caterina e san Giovanni Battista.
La quinta ed ultima sala della galleria raccoglie sculture del quattrocento: sei riquadri in bassorilievo raffiguranti patriarchi e profeti, un rilievo proveniente dal convento di san Martino, la lastra tombale di Dinadano Spinelli e una rappresentazione in pietra e legno di San Pietro di Francesco Giolfino.
Uscendo dalla galleria delle sculture, il percorso prosegue per un breve tratto all’aperto, dove si vede la campana trecentesca posta un tempo sulla torre del Gardello.
Superata la porta del Morbio si arriva nel secondo cortile del castello. Si passa quindi alla pinacoteca allestita nell’antica Reggia scaligera.
Nella prima saletta si possono ammirare gioielli rinvenuti a Veronetta e oggetti d’uso quotidiano trovati nella tomba di Cangrande. Le altre sale ospitano affreschi trecenteschi staccati da chiese e palazzi cittadini e importanti opere della pittura trecentesca veronese su tavola, tra cui Turone Maxio, Tommaso da Modena, Altichiero e Pisanello.
Notevole è il Polittico della Trinità, realizzato nel 1360 da Turone di Maxio, che raffigura al centro la Santissima Trinità tra i santi Zeno, Giovanni Battista, Pietro e Paolo.
L’ultima delle quattro salette ospita alcune tavole di straordinaria importanza: al centro della sala si trova la Madonna del roseto, realizzata verso il 1425 da Stefano di Giovanni, affiancata dalla Madonna della Quaglia del Pisanello.
Da questa sala si accede alla Saletta dei Fiamminghi, localizzata nella torre nord-occidentale del castello. Qui sono ospitati dipinti di autori fiamminghi e olandesi facenti parte di collezioni private donate al museo nei secoli scorsi. Tra questi un ritratto di donna, la Dama delle Licnidi, realizzato da Paul Rubens nel 1602.

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Dama delle Licnidi di Paul Rubens

 

Nel grande salone sono poi presenti quattro statue provenienti dalle Arche Scaligere e vari dipinti quattrocenteschi di grandi dimensioni, tra cui un crocefisso di Jacopo Bellini (1436), e la Morte di Maria di Michele Giambono.
Nella prima delle quattro salette laterali sono esposti altri dipinti quattrocenteschi, tra cui la Natività di Giovanni Mansueti e una Madonna con il bambino di Giovanni Bellini. Nella sala adiacente sono conservate due tavole che ritraggono i santi Bartolomeo e Francesco, provenienti dalla chiesa di San Bernardino, opere di Francesco Morone.
La terza sala è dedicata Francesco Bonsignori, pittore veronese che lavorò a Mantova insieme al Mantegna. Di esso sono esposte due Madonna con Bambino e una Allegoria della Musica.
La quarta e ultima sala, dedicata a Liberale da Verona, accoglie il Trionfo della Castità in cui due unicorni bianchi trascinano una carrozza circondata da fanciulle.
Nel lasciare la Reggia si entra nella Torre del Mastio, dove è collocata una collezione di armi medioevali, tra cui spade, elmi, spallacci, mazze e numerose alabarde.
Proseguendo si arriva, attraverso un pontile scoperto, ad un belvedere dove un percorso a spirale consente la visione completa della celebre statua equestre di Cangrande I Della Scala. Fu scolpita dopo la sua improvvisa morte per la sommità della sua tomba, posta sopra il portale della chiesa di Santa Maria Antica. Venne trasferita a Castelvecchio agli inizi del novecento.
Il secondo piano della galleria comprende una serie di grandi sale che raccolgono dipinti, spesso di notevoli dimensioni, che vanno dal Cinquecento al Settecento. La prima sala è quasi interamente dedicata alle opere di Paolo Morando detto Il Cavazzola, pittore veronese del Rinascimento. Tra le sue opere qui esposte sono da notare la grande Pala delle Virtù e la Incredulità di san Tommaso.
Nella sala successiva spiccano due grandi pale d’altare cinquecentesche di Girolamo dai Libri: la Natività con i santi Giovanni Battista e Girolamo (detta “Presepio dei conigli”) proveniente dalla chiesa di Santa Maria in Organo e la Madonna con il bambino e i santi Pietro e Andrea.
La terza sala è quella più importante di questa sezione del museo civico. Contiene opere di grande fascino come La contesa fra Muse e Pieridi di Jacopo Tintoretto e dipinti di Paolo Veronese.
Nella sala seguente troviamo opere dell’arte veronese, con dipinti di Domenico Brusasorci, Jacopo Palma, Paolo Farinati, Pasquale Ottino e Alessandro Turchi.
Nella quarta sala s’incontrano alcuni tra i maggiori dipinti della scuola veronese del primo Seicento.

Informazioni utili

Il Museo di Castelvecchio è aperto al pubblico nei seguenti orari:

il lunedì dalle 13.30 alle 19.30
dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30
La biglietteria chiude alle 18.45.

Il Museo è chiuso il lunedì mattina, la mattina del 1° gennaio e il 25 dicembre.

Prezzi dei biglietti

  • biglietto intero € 6,00
  • biglietto ridotto gruppi (superiore a 15 unità), agevolazioni, anziani di età superiore a 60 anni: € 4,50
  • biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati): € 1,00
  • ingresso gratuito:
    – anziani con età superiore a 65 anni residenti nel Comune di Verona
    – portatori di handicap e loro accompagnatori
    – con VeronaCard 
  • da ottobre a maggio, prima domenica del mese tariffa unica: € 1,00 (in caso di mostre in corso si applicano le tariffe ordinarie di ingresso).

Biglietto unico Castelvecchio-Maffeiano

È possibile acquistare un unico biglietto per la visita sia al Museo di Castelvecchio sia al Museo Lapidario Maffeiano:

  • biglietto cumulativo Castelvecchio/Maffeiano intero: € 7,00
  • biglietto cumulativo Castelvecchio/Maffeiano ridotto: € 5,00

Il Museo di Castelvecchio è parzialmente accessibile ai disabili con difficoltà motor0D

  • Una carrozzina a rotelle è disponibile presso la biglietteria per chi ne faccia richiesta.

    Nelle sale è presente un percorso per non vedenti.

     

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