LA RIVE GAUCHE: VERONETTA

LA RIVE GAUCHE: VERONETTA

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Veronetta. L’origine del suo nome è poco lusinghiero. Tra il 1801 ed il 1805 Verona è sottoposta al co-dominio Austriaco e Francese. Napoleone detiene la parte della città che affaccia sulla riva destra dell’Adige e in termini dispregiativi battezza la zona sotto l’influenza Asburgica “Veronette”.

Passano i secoli, ma tutt’oggi nell’immaginario veronese il quartiere di Veronetta  rimane tra le aree urbane apparentemente meno interessanti ed appetibili. Anni di abbandono edilizio, forte concentrazione di stranieri e di negozi etnici, la presenza del mondo universitario, hanno senz’altro contribuito ad un decadimento dell’immagine del quartiere,

veronetta

Ma lo scopo del blog non è forse proporre uno sguardo alternativo alla città?. Se siete alla ricerca dei contrasti, degli scorci malinconici di palazzi rinascimentali in decadenza, del folklore cittadino che si respira nelle storiche osterie, di capolavori di architettura militare recuperati con saggezza, non potete escludere Veronetta dai vostri itinerari.

Tre sono le strade compongono il triangolo che racchiude il cuore del quartiere: via San Nazaro, via XX Settembre, Via Cantarane, Suggerisco di seguire un breve itinerario alla ricerca dei punti più interessanti. Anzitutto: la partenza! Si comincia imboccando via San Paolo e poi via XX Settembre lasciandosi alle spalle Ponte Navi. Lungo la strada troverete il Palazzo Bocca Trezza, gioiello della seconda metà del Cinquecento oggi in stato di abbandono. Le sale interne, che ospitavano un istituto scolastico, sono ancora riccamente affrescate.

palazzo-bocca-trezzabocca-trezza-2Palazzo Bocca Trezza

Da via XX Settembre devieremo il percorso sull’altro affaccio del Palazzo, seguendo sulla sinistra vicolo Terrà e arrivando a via San Nazaro. Non dimenticate però alzare lo sguardo e osservare i vecchi palazzi, che ancora ricordano la Verona di fine Ottocento.

Giunti in via San Nazaro la direzione da seguire è sulla destra, ma non potrete trascurare la visita alla Chiesa che da il nome alla strada (o meglio Chiesa dei Santi Nazaro e Celso). Edificata alla fine del Quattrocento su una struttura preesistente molto più antica, custodisce numerosi affreschi dell’epoca. La penombra che spesso domina l’interno rende ancora più suggestiva e affascinante la sosta.

san-nazaroSan Nazaro – ingresso

E’ ora adesso di raggiungere il cuore pulsante di Veronetta: Piazza Santa ToscanaPorta Vescovo. A prima vista potrebbe passare quasi inosservato, ma il chiosco che funge da edicola si trova al centro della Piazza dalla fine dell’Ottocento. Prima di riprendere il cammino, vale la pena sedersi al tavolo di uno dei bar o osterie che animano la zona, per immergersi pienamente nel folklore cittadino, ordinando naturalmente un bicchiere di vino.

Degna di menzione è senz’altro la Chiesa di Santa Toscana, fondata nell’XI secolo. Il motivo per cui non troverete particolari opere d’arte al suo interno è legato al fatto che la struttura era utilizzata originariamente come Chiesa del cimitero Monastico li presente, quindi senza necessità di particolari abbellimenti. Nel Trecento passa poi alla congregazione dei Cavalieri di Malta, che nei pressi gestiva un ospedale per pellegrini. Le spoglie della Santa traslate in quell’epoca battezzano l’edificio con l’attuale nome.

Avvicinandosi invece a Porta Vescovo, si ha l’occasione di comprendere lo sviluppo difensivo della città e in particolar modo della stratificazione degli interventi occorsi in seguito alle diverse amministrazioni o dominazioni. La porta nasce in epoca scaligera, indicativamente nel Trecento conseguentemente allo sviluppo delle mura a difesa dell’urbe (da Ezzelino da Romano, per passare ad Alberto I della Scala e Cangrande della Scala). Sarà poi la Serenissima, nel Cinquecento, a conferire l’impronta dell’attuale struttura, adeguata nella prima metà dell’Ottocento dagli Austriaci, per renderla più adatta ai “moderni” sistemi di artiglieria.

porte-vescovoPorta Vescovo

Ecco raggiunto il vertice del triangolo di Veronetta, per cui è il momento di intraprendere il viaggio di ritorno, senza trascurare però alcune perle che non mancheranno di sorprendervi.

Anzitutto il Bastione delle Maddalene. Elemento unico nel panorama di Verona città fortificata. Datato 1527, Francesco Maria I della Rovere, Governatore Generale delle Milizie Venete (sotto la Repubblica di Venezia) fornì le indicazioni per la sua costruzione, discostandosi dai bastioni circolari sino ad allora in voga, con una pianta poligonale. Una particolarità della struttura è la sua sproporzione rispetto agli altri manufatti che delineano la restante cortina muraria. Successivi adattamenti furono poi adottati durante l’Impero Austro-Ungarico dal Feldmaresciallo Radetzky, che promosse l’innovativa progettazione di Franz Von Scholl della “difesa attiva”. Anche i non appassionati di architettura militare non potranno rimanere indifferenti al restauro del bastione, visitabile attraverso il Centro di Documentazione Verona Città Fortificata (via Madonnina 12 – guardando dall’interno Porta Vescovo a 100 metri sulla destra), ad oggi aperto dal martedì alla domenica dalle ore 09.00 alle 18.30 con ingresso libero. Potrete inoltre godere di una rilassante area verde. Tutta l’area è stata oggetto di recente riqualificazione che merita indubbiamente una visita.

bastionemaddaleneBastione delle Maddalene – interno

20170927_180112

Giungiamo alla fine del nostro cammino alla scoperta di Veronetta addentrandoci nel  quartiere universitario. Uscendo dal Centro di Documentazione appena visitato, seguite via Madonnina sino a raggiungere il Teatro Camploy (che riutilizza in parte le strutture di un’antica Chiesa) e quindi Via Cantarane.

camploy4pTeatro Camploy

Una volta raggiunta via Cantarane, dovrete proseguire in direzione centro sino ad incontrare il non certo invitante ingresso del complesso universitario definito Polo Santa Marta. Parte del Dipartimento di Economia dell’Università di Verona è stato infatti trasferito all’interno della caserma austriaca realizzata nei primi anni ’60 dell’Ottocento. In realtà però ci troviamo di fronte ad un monumento di archeologia industriale, in quanto la “Provianda di Santa Marta” era dedicata alla produzione di pane e gallette destinate alle truppe di stanza nel Lombardo-Veneto. Il piano interrato della struttura è aperto ai visitatori. Il sabato mattina gli spazi saranno completamente a Vostra disposizione, in quanto le attività universitarie sono sospese. Durante le lezioni, sicuramente perderete parte del fascino che la struttura emana, ma potrete godere della viva presenza del popolo studentesco. Va sottolineato che il progetto di recupero ha valso all’Architetto Massimo Carmassi la “Medaglia d’oro dell’Architettura 2015”.

marta-esternoSantaMarta marta-internomarta-interno2

Potrete ora dire conclusa con soddisfazione il tour di Veronetta, che complessivamente richiede circa una mezza giornata, il tutto tranquillamente percorribile a piedi o in bicicletta. Suggeriamo di dedicare il mattino, in quanto la zona sarà maggiormente animata e avrete la possibilità di trovare aperti i vari luoghi di interesse.

Contributi fotografici: Semiotica Bologna, Istituto Nani, Giornale dell’Architettura.

 

 

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