Arco dei Gavi: storia di un salvataggio.

Arco dei Gavi: storia di un salvataggio.

pubblicato in: Visitare | 0

Austero e monumentale. Tipicamente romano, non c’è dubbio. Ma per essere un arco, non si trova secondo voi in una posizione a dir poco inconsueta e defilata? Nell’immaginario collettivo gli archi sono strutture architettoniche poste sulle vie di maggior viabilità per dare risalto dello splendore e potenza della città o per celebrare qualche importante impresa.

20180106_11135820180106_110349

E fu così anche per il nostro Arco dei Gavi, ma proprio la sua natura ne ha causato la fine. Ma quella del nostro protagonista è soprattutto la storia di un salvataggio, un salvataggio dalla distruzione e abbandono, voluto da chi con lungimiranza si è battuto per ridare a Verona un’importante memoria.

Lo troverete percorrendo l’itinerario della Verona Romana suggerito da Enrico. Costruito come donazione privata dalla Famiglia dei Gavi nel I secolo,  venne eretto a cavallo della via Postumia a circa 500 metri dalle mura di Verona.

Mappa-dei-percorsi-a-piedi-nel-centro-di-Verona

Le sue vicende si intersecheranno inevitabilmente all’evoluzione ed allo sviluppo urbano, venendo inglobato nelle mura cittadine durante la prima espansione comunale. Per circa 800 anni fu di fatto un accesso alla Città, anche se su quel versante la porta di accesso si sarebbe spostata a Porta Palio con la costruzione delle mura Scaligere. Lo avreste trovato quindi affiancato alla torre dell’orologio di Castelvecchio, come ricorda la targa in marmo e le piastre posizionate sul setto stradale.20180106_11074320180106_110727

20180106_111922

Ma la sua posizione ne decreterà al fine. Il Genio francese lo demolirà nel 1805 per favorire la viabilità urbana, conservandone i resti presso l’Arena.

La sua memoria si perderà sino ai primi decenni del Novecento, quanto sortirà alla ribalta della cultura veronese una figura destinata a segnare il futuro cittadino, ponendo la base di ciò che la città oggi rappresenta nel settore turistico. Una figura che oggi potrebbe anche essere considerata controversa, per la sua volontà di restituire un’immagine più ideale che reale del patrimonio architettonico e che fu favorito senz’altro dalla debolezza della Sovrintendenza di allora. Stiamo parlando di Antonio Avena.

Egli era anzitutto un innamorato. Avena amava profondamente Verona e quanto nel 1920 venne nominato Direttore dei Musei Civici, iniziò la sua febbrile opera di recupero. Nei suoi progetti rientrava anche il riposizionamento dell’Arco dei Gavi, che seguendo rilievi ottocenteschi e disegni palladiani, venne collocato nel 1932 (data simbolica per il Regime in quanto ricorreva il decennale della Marcia su Roma) nell’attuale sito completando le parti mancanti con specifici inserti di pietra. Ecco quindi svelato il mistero della sua particolare posizione.

Per rendere idea dell’operosità dell’Avena, va ricordato che fu promotore degli scavi che fecero emergere il Teatro Romano, della trasformazione di Castelvecchio da austera caserma a ideale castello medievale per la nuova sede museale, costruì l’immaginario balcone di Giulietta e creò il sito della Tomba. Insomma: per quanto audace e discutibile in certe scelte, la sua figura va celebrata per l’eredità che ci ha consegnato.

Lascia una risposta

Inserisci il numero corretto *